Bruce Springsteen, al comando della fedele E-Street Band, ha letteralmente conquistato Roma nella prima delle tre serate in programma sul suolo italiano per il Working on a Dream Tour 2009. Il Boss e i suoi compagni d'avventura sono saliti sul palco dello Stadio Olimpico per la primissima volta accompagnati dal tema di "C'era una volta il west" e, imbracciati gli strumenti, hanno scatenato l'inferno attaccando Badlands.
"E' bello essere nella città più bella del mondo. Siamo venuti da mille miglia per mantenere la nostra solenne promessa: curare le nostre anime e costruire una casa di musica e rumore. Roma ha bisogno del rumore" ha dichiarato Springsteen. Promessa mantenuta per mezzo di una scaletta che ha spaziato lunga tutta la carriera del Boss e che ha lasciato molto spazio alle richieste dei fan delle prime file.
Springsteen raccoglie dal pubblico i cartelli con i titoli, ne sceglie qualcuno e li suona pronto consegna. E sono usciti fuori: "Pink Cadillac", "I'm on fire", "Surprise", "Prove all Night". Un concerto di Springsteen è una lunga maratona e quella di Roma prevede anche "Born to run", "Thunder road" e "Dancing in the dark".
Springsteen ha approfittato del primo bis per regalare un pensiero al popolo d'Abruzzo con "My City of Ruins", canzone legata alle "rovine" di Ground Zero ma che ieri sera, nella magia della notte di Roma, sembrava essere stata scritta apposta per L'Aquila. Qualche giorno fa un gruppo di ragazzi abruzzesi aveva consegnato una richiesta a Steve Van Zandt, braccio destro del Boss e chitarrista della E-street band, ospite di una radio romana che trasmette il suo programma radiofonico on-line.